Il Blog di un cittadino-cronista della Politica, dello Spettacolo e degli Artisti. Autore Musicale e Televisivo, conduttore di rubriche e programmi Tv
14 Novembre 2013
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L'audizione @Usigrai in #VigilanzaRai sul Contratto di Servizio #Rai
#Rai2016 #ServizioPubblico
Il video integrale: http://webtv.camera.it/evento/4267
Il testo della relazione:
Presidente, Commissari,
a nome dell’Usigrai, delle giornaliste e dei giornalisti della Rai, vi ringrazio per la convocazione di oggi. L’ascolto e il pieno coinvolgimento delle parti sociali, ma anche delle associazioni, dei movimenti, dei cittadini, è un metodo che auspichiamo sia sempre più esteso, in particolar modo quando si parla di Servizio Pubblico.
Il tema in oggetto oggi – il Contratto di Servizio – non è un mero adempimento burocratico. Il Contratto di Servizio 2013-2015 è l’ultimo prima del rinnovo della Concessione del Servizio pubblico radiotelevisivo fissato nel 2016.
Il Contratto sul quale la Vostra Commissione è chiamata a esprimersi è quello che in buona parte determinerà la prospettiva del 2016. E’ auspicabile quindi che il Vostro parere sui singoli aspetti del Contratto sia inquadrato in questa ottica e permetta in sostanza di rispondere alla domanda di fondo: che Servizio pubblico vogliamo nel 2016 per l’Italia?
Ed è da questo punto che partiamo per le nostre considerazioni. Alcune saranno di carattere generale, altre più specifiche. Mettendo in risalto anche gli aspetti positivi del testo elaborato dal Ministero dello Sviluppo economico e dalla Rai.
Quando si parla di Servizio pubblico non si parla solo di una azienda, ma di una missione svolta a beneficio del sistema Paese. Alla società concessionaria devono essere quindi affidati tutti gli strumenti necessari a rappresentare realmente una avanguardia culturale. La Rai deve tornare a essere, e ad esser percepita, come la principale azienda culturale del nostro Paese.
Positiva in questo senso la previsione dell’articolo 18 che impegna la Rai a redigere il Bilancio Sociale. Nel febbraio 2013, nel presentare #AgendaRai (7 proposte di riforme che chiedemmo alla politica alla vigilia delle scorse elezioni), l’Usigrai sottolineò che la missione del Servizio Pubblico non è produrre utili economici (pur nel rispetto di conti in salute), ma utili sociali. Il Bilancio Sociale è un passo importante.
Così come importanti sono le parole sul ruolo di guida nell’innovazione tecnologica, come è sempre stato nella storia della Rai. In questa ottica sarebbe auspicabile un accordo tra tutti i Servizi pubblici europei: unendo le forze e facendo economia di scala si può immaginare un rapporto con i produttori di software e hardware che non sia più quello di venditore-cliente, ma di co-produttori. In sostanza il Servizio pubblico deve riappropriarsi dell’ideazione, progettazione e sviluppo di tecnologie, a beneficio di tutto il sistema Paese.
Una alleanza tra i Servizi pubblici europei sarebbe auspicabile anche per lo Sport. Il costo dei diritti sportivi ha raggiunto livelli insostenibili per una tv non commerciale, al punto da configurare quasi dei monopoli a livello mondiale. I Servizi pubblici uniti potrebbero fronteggiare i grandi player internazionali.
Intanto però il Contratto di Servizio è l’occasione per richiamare una importante sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 18 luglio 2013 nella quale si afferma che ogni Stato membro può indicare gli eventi sportivi di rilevanza nazionale e che, in quanto tali, devono essere trasmessi su canali liberamente accessibili al pubblico.
Più in generale, positivo invece il richiamo tra le fonti alla Dichiarazione e alla Raccomandazione del Consiglio d’Europa del 16 febbraio 2012 sui Media di Servizio Pubblico. Un testo che raccoglie in maniera sintetica e chiara tutte le riforme necessarie a garantire al Servizio Pubblico libertà, autonomia, indipendenza, autorevolezza e credibilità.
A questo proposito, tra le proposte che vi avanziamo è di superare in questo Contratto un linguaggio che sembra essere retaggio del passato: più che parlare di informatica, genericamente di nuove tecnologie o di multipiattaforma, è preferibile il ricorso a termini come “crossmedialità”. Il salto culturale cui ci invita il Consiglio d’Europa, infatti, è di passare dal Servizio Pubblico radiotelevisivo ai Media di Servizio Pubblico. Non è questione banalmente nominalistica. Ma di scelta culturale, politica, di reale innovazione.
Per le stesse ragioni, vi chiediamo uno scatto in avanti su tutti i temi sensibili. Solo per elencarne alcuni: la parità di genere, i “nuovi italiani”, le disabilità, il disagio, in generale tutta la programmazione sociale. La Rai non può limitarsi solo alla non discriminazione, ci deve essere un forte impegno sul favorire la diffusione di valori positivi.
Vorremmo ora entrare ancor più nello specifico di alcune previsioni del Contratto.
Ancora una volta resta in piedi la asimmetria tra i contraenti. La Società concessionaria si impegna a svolgere alcuni servizi, al punto da costituire una fondo a garanzia degli obblighi assunti (art.22). Un deposito cauzionale a tutela del “committente”. Non esiste però alcuna forma di garanzia in senso opposto: ovvero la Società concessionaria non ha alcuna garanzia di percepire per intero il corrispettivo pattuito. E infatti l’evasione del canone raggiunge – come sapete – livelli senza pari in Europa. Siamo consapevoli che non è il Contratto di Servizio lo strumento idoneo a risolvere il problema dell’evasione. Ma è bene tener presente che non esiste alcuna azienda che possa essere sana senza reale certezza di risorse.
Cogliamo l’occasione per manifestare sconcerto per gli emendamenti alla Legge di Stabilità presentati in Senato sull’aumento di 6 euro del canone. Condividiamo l’esigenza di sostenere le tv private locali, ma esprimiamo la più netta contrarietà al fatto che questo avvenga attraverso lo strumento del canone. In un sol colpo si provocherebbe un ulteriore danno di immagine nei confronti della Rai (che verrebbe ritenuta dai cittadini la causa di un aumento delle tasse) e si creerebbe una inaccettabile – e di dubbia percorribilità -confusione utilizzando introiti destinati a finanziare il Servizio pubblico, per scopi totalmente diversi. Se l’obiettivo dei proponenti non è questo, allora si trovi lo strumento normativo adatto a sostenere l’emittenza radiotelevisiva privata locale.
Il tema del cosiddetto “bollino”. L’Usigrai esprime profonda preoccupazione per questo strumento e la netta contrarietà alla sua introduzione. Si tratta di una previsione in netto contrasto con quanto affermato nello stesso Contratto: ovvero che l’intera programmazione è di Servizio Pubblico. E poi, lo diciamo con chiarezza, separare contenuti prodotti con il contributo del canone da quelli con i soli ricavi pubblicitari, rappresenta una prima divisione in due dell’azienda: ovvero il preavviso di una privatizzazione, perlomeno parziale. Meglio di noi, le ragioni di una netta contrarietà a questa novità sono espresse nella lettera che la Ebu ha inviato alla Presidente della Rai, Anna Maria Tarantola, nella quale si ricorda che nessun Servizio Pubblico prevede nulla del genere. Colgo l’occasione per ricordare alla Presidenza della Commissione che la Ebu ha offerto la propria disponibilità ad essere audita presso questa Commissione per esprimere le ragioni della sua “inquietudine” (testuale).
Allo stesso modo, escludere dai genere predeterminati l’intrattenimento è scelta che si pone al di fuori della storia dei Servizi pubblici europei. Basti ricordare i pilastri della Bbc: “divertire, informare, intrattenere”. Accanto ai quali in altri Paesi avanza sempre di più un quarto pilastro: “connettere”. Il Servizio Pubblico deve essere avanguardia nello sviluppo di piattaforme di condivisione crossmediale. E, inoltre, grazie alla rete di Torri di trasmissione valutare ipotesi tecniche per assicurare l’accesso libero al web. Ricordiamo in questo senso, la proposta di Stefano Rodotà su una estensione dell’art.21 della Costituzione sulla considerazione che oggi l’accesso aperto alla rete è garanzia di libertà di informazione e di espressione. Con l’occasione, ci fa piacere notare che è definitivamente accantonato il tema della vendita delle Torri. Che il possesso della rete di trasmissione sia scelta strategica è dimostrato dalla processo di internalizzazione operato da uno degli operatori televisivi nazionali.
Vorremmo poi toccare un aspetto che riguarda ancor più da vicino le istituzioni parlamentari. Rispetto al testo in vigore, il nuovo Contratto ha cancellato un intero articolo (il 18) solo in parte assorbito in altri. In particolare è venuta meno la previsione della creazione di un canale istituzionale, dedicato al Parlamento, alle Commissioni, all’Europa e agli organi di rilevanza costituzionale. La mancata realizzazione di tale progetto non deve farne abbandonare la previsione, che quindi chiediamo di reinserire. Volutamente non abbiamo parlato di canale televisivo, giacché oggi le tecnologie ci permetterebbero di realizzarlo a costi più contenuti su altre piattaforme e attraverso altre reti di trasmissione, come l’IpTv.
L’Usigrai chiede poi una revisione delle parti inerenti la presenza sul Territorio. Tornando a quanto detto dall’inizio, in vista del 2016 il rafforzamento della presenza sul territorio, dell’impegno sul territorio, del racconto da e per il territorio, è elemento strategico per qualunque Servizio Pubblico: la presenza capillare su tutto il territorio è elemento identitario del Servizio Pubblico. Non basta parlare di “favorire” o “valorizzare”, è necessario “rafforzare” la Rai, il Servizio pubblico sul Territorio e per il Territorio.
Nella costruzione della Rai del futuro sarà indispensabile l’ascolto e il confronto con tutti gli stakeholders, a partire dai cittadini, sull’esempio della Royal Charter della Bbc. Ecco perché è positiva l’idea della consultazione pubblica indicata nell’art.23 del Contratto di Servizio. Ma se - e solo se - si esce da una ambiguità: ovvero che si tratta di una consultazione volta non alla “scadenza” bensì al “rinnovo” della Concessione di Servizio pubblico. In sostanza se siamo convinti che solo una azienda pubblica, la Rai, possa svolgere la missione di Servizio pubblico. E se siamo convinti che il Servizio Pubblico sia uno e indivisibile.
Non ci nascondiamo che l’attuale assetto organizzativo della Rai dia luogo a inefficienze. Ma è forse questa l’occasione per dirci anche che l’idea di una Rai maglia nera in Europa è smentita dai fatti: la Rai opera con 13mila dipendenti, rispetto ai 20mila della Bbc, ai quasi 14mila della Francia, agli oltre 24mila di Ard e Zdf in Germania. Eppure realizza 15mila ore di produzione interna, rispetto alle 9 mila della Bbc, quasi 8mila della Francia, quasi 9mila della Germania. E tutto questo con il canone più basso, e – nonostante questo – più evaso. E con i dati di ascolto più alti.
In ogni caso, l’Usigrai vuole contribuire a costruire una Rai ancora migliore e per questo da tempo propone l’idea di una riforma per adeguare il Servizio Pubblico al mercato in evoluzione. Per riconsegnarlo agli unici proprietari: i cittadini. In quella che sembra essere una sfida tra qualunquismo sfascista e conservatorismo, l’Usigrai si propone come forza riformatrice.
E allora, consegniamo alla Commissione Parlamentare di Vigilanza la nostra proposta per il percorso dei prossimi 3 anni. Riteniamo sia indispensabile e urgente istituire un tavolo trilaterale con l’azienda, le parti sociali e le istituzioni, al quale ciascuno contribuisca secondo le proprie competenze. Lo ribadiamo ancora una volta: noi siamo pronti a fare la nostra parte, con il coraggio del cambiamento, per raccogliere la sfida riorganizzativa. Anche profonda. Ma questo è possibile solo in un quadro che dia alla Rai Servizio Pubblico la possibilità di uno sguardo verso il futuro. E quindi – è questa la sola condizione che poniamo – l’approvazione di alcune riforme chiare e urgenti: criteri di nomina dei vertici che garantiscano autonomia e indipendenza dai partiti e dai governi, certezza di risorse (non può esistere vera indipendenza senza indipendenza economica), nuove norme sui conflitti di interessi.
Stiamo chiedendo alla Politica, intesa come servizio reso al Paese, di fare un passo in avanti verso le riforme, di portare l'Italia più vicina all'Europa, affinchè la Politica chieda ai Partiti di farne due fuori dalla Rai.
E’ questa – a giudizio dell’Usigrai – la strada per ricostruire il Servizio Pubblico dei cittadini, il Servizio Pubblico dell’era crossmediale, è questa la strada per costruire la Rai2016.
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