Il Blog di un cittadino-cronista della Politica, dello Spettacolo e degli Artisti. Autore Musicale e Televisivo, conduttore di rubriche e programmi Tv
15 Novembre 2013
Leonardo Metalli shared Andrea Scanzi's status update.
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Molto comiche le difese dei vendoliani, o degli antifattiani: "La telefonata pubblicata dal Fatto Quotidiano era già edita". No: lo era parte del testo, non l'audio originale. E ascoltare quell'audio e quella voce, senza filtri o trascrizioni, è francamente tremendo. I vendoliani e gli antifattiani rilanciano: "Vendola non ride dei tumori, ride del gesto". Non esattamente: certo Vendola non "ride dei tumori" (ci mancherebbe solo questo), ma solidarizza con una figura quantomeno equivoca (oggi agli arresti domiciliari) per aver tolto il microfono a un giornalista ("Faccia di provocatore") che aveva osato porre domande sui tumori. E Vendola non si limita a condividere (che già sarebbe grave). No: è pazzo di gioia, la trova "una scena fantastica", "siamo stati a ridere un quarto d'ora" (ah ah ah). Non ride dei tumori, ma delle domande sui tumori - e soprattutto delle non-risposte sui tumori - eccome se ride.
Nella telefonata, poi, Vendola si premura di specificare ad Archinà: “Dica a Riva che il presidente non si è defilato”. Sembra quasi vantarsi della solita vicinanza ai potenti, da destra come da sinistra. Per la cronaca, ma più che altro per la Procura, Girolamo Archinà (ex responsabile relazioni istituzionali dell'Ilva) era il dominus degli affari illeciti tra Ilva e tutto ciò che la circonda. Infatti attualmente è agli arresti domiciliari.
La telefonata è giuridicamente legittima, e non ci sono dubbi, ma pure moralmente irricevibile. Avrà su Vendola lo stesso impatto che l'inchiesta (discutibile e a rischio dossieraggio) di Report ha avuto su Di Pietro: la fine di un percorso politico, o quantomeno il suo drastico ridimensionamento. Vendola avrebbe dovuto reagire chiedendo scusa e magari dimettendosi, abbandonando la politica e magari lasciando il partito (dove c'erano e ci sono persone degnissime) a una figura nobile come Claudio Fava. Ha preferito gridare alla macchina del fango e querelare Il Fatto. Prendiamo atto che, per lui (e per i suoi quattro o cinque fanboy rimasti), quella telefonata è solo una burla e che porre domande scomode non sia giornalismo ma "provocazione".
La sua è stata una bella storia. Era cominciata bene, non immune da vittorie clamorose e gesti nobili. In tanti ci hanno creduto. Difenderlo adesso, però, è un esercizio di fideismo acritico a cui non desidero partecipare. Per rispetto di me stesso, e più ancora di chi mi segue.
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